Elda Fezzi
 


Galleria “Il Poliedro”, Cremona, 1968


L’attività di Ebe Poli nel campo della pittura e dell’incisione si distingue per la sua coerenza e misura.

La scelta espressiva è mossa da un equilibrio retto da un sensibile fermento dell’emozione, più che da trovate formali.

Esaminando il suo “curriculum” ci si accorge che le sue opere hanno meritato di comparire alle più importanti esposizioni nazionali ed internazionali, fra cui le Quadriennali di Roma e le Biennali Internazionali di Venezia, dopo le affermazioni, negli anni difficili, alla “Bevilacqua la Masa” e ai “Premi Bergamo”. Ma quel che più conta è la qualità dell’opera, apparentemente scarsa di ambizioni  e  che è  stata capace di mantenere un tono personale nella trafila varia e disparata della pittura contemporanea. Ai margini di spregiudicate esperienze, la sua opera si anima di un fiato che viene dall’emozione della natura, le forme infoltiscono tra le spire di luce – ombra, dense di umori, semplificate in un tessuto quasi astratto. I paesaggi, composti, hanno un carattere particolare, con vivi lucori viola e verdi, immersi in una fitta atmosfera come se il brano di natura prendesse peso di sensazioni e sospiri interiori.

Pittura e incisione sono dunque composizioni fitte di pensieri che danno alle cose una trama essenziale e viva di memorie intime.

È questo il clima più tipico delle sue opere, in cui gli aspetti estremi vengono avvolti da una pressione quasi visionaria. Una continua vibrazione dei segni e delle luci mantiene efficacia a quest’aria di sogno che infittisce la pittura fino a renderla talora di un’opacità malinconica.

Eppure, proprio questa macerazione oscura della stesura pittorica e grafica fa riconoscere una fervida fedeltà al temperamento di quest’artista, al tormento della sua anima, alla volontà di dare un’inflessione pensosa alla nostalgia della natura.



 
 
 
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