Critica Guido Perocco
 

Ebe Poli è stata invitata dalla direzione della Bevilacqua la Masa ad una esposizione personale nelle sale dell’Ascensione. Ebe Poli espone da molti anni a Venezia e nelle principali mostre italiane, e può considerarsi della “Scuola di Burano” per la preferenza ch’essa ha avuto per il paesaggio lagunare di cui fu una interprete personalissima. (…)

Nessun sapore di barcarola, è vero, di tenera elegia di abbandono femminile nell’opera di Ebe Poli: la sua visione si può definire giustamente drammatica. Scavando sotto a questa impressione (pur volendo restare nel campo delle sensazioni psicologiche) questa drammaticità è tutta femminile in quel che da accorato a tormentoso  la pervade.


Questo accento così umano, ed anche letterario se si vuole, sa tradursi in pittura ed in buona pittura, talvolta sul profilo di alcune cose avvolte dal silenzio autunnale dei tramonti lagunari, sulle barene, sugli orti di Torcello, soprattutto quando la pittrice sa dominare l’ispirazione e la materia cromatica con purezza di ispirazione, come ad esempio in “sera a Burano”, “L’isola del deserto”, “Piazza delle Erbe di Verona”.



(Il Gazzettino Sera, 7/8 giugno 1949).

 
 
 
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