Critica di Antonio Avena
 

Alquanti anni fa – si ricorda? – Lei venne da me perché l’avviassi agli studi classici, ed io di rimando le diedi invece il suggerimento, pronto ed indiscutibile, di darsi alla pittura. Fu quella l’unica volta che consigliai a una donna di dipingere, arte che si vuol ritenere esclusivamente virile; ma mi assicuravano il suo fervido temperamento d’artista e la tenace volontà.


Non sbagliai. Autodidatta, lei deve tutto a se stessa, e gli occhi aperti sul mondo artistico contemporaneo non fecero che accrescere sempre più i suoi mezzi espressivi sino a farli riconoscere fuori di qui come “la pitora de Verona”. Gli inviti alle Mostre Nazionali ed Internazionali, gli acquisti pubblici e privati ne furono il riconoscimento ufficiale; questa Mostra presso “l’Albero” nella nostra città è la sanzione dei concittadini.

In patria, naturalmente, si stenta ad essere riconosciuti profeti; ma del ritardo quasi io ho piacere, poiché mi pare che giunga a un punto felicissimo della sua carriera di artista. Qui per la prima volta la si vede affrontare anche la figura, a quanto al paesaggio e ai fiori, trovo che i suoi modi espressivi si sono così arricchiti da raggiungere registri musicali più alti ed intensi.


Quello che permane inalterato, invincibile, è il temperamento che è sempre aggressivo della sostanza e delle qualità di ciò che vede e se ne impossessa fieramente. Nessun frigido intellettualismo, niente letteratura, ma un’architettura della visione che risulta solidificata dalla luce nelle forme – colore che ci porta al di là di ogni limite di spazio in una piena e densa luminosità. Ogni elemento è interprete di una sincera emozione pittorica, di un’intensa concretezza di sentimento che riesce a raggiungere l’unità stilistica. Non si può dunque parlare di realismo che meritatamente è soltanto alla base dell’emozione, ma tutto si qualifica in profondità di risultati spaziali, dove ogni particolare ha una sua speciale intensità pittorica. La varietà, la mobilità dei colori e della luce toglie ogni peso e le pennellate, ora fluide ora dense, suggeriscono l’andamento compositivo. Tutto obbedisce a una fervida necessità pittorica, i particolari sono guizzi luminosi nello spazio.

Dunque se la struttura compositiva è puramente pittorica, se la spazialità è intesa soltanto coloristicamente, se l’acuta osservazione del vero è l’appoggio di una emozione pittorica che attinge l’istante luminoso il quale trasfigura e ricrea, se i colori e i toni locali si accordano e realizzano l’unità pittorica della visione, non abbiamo noi la vera pittura?

Piuttosto io mi domando: la realizzano sempre? La pittura si risolve sempre nella poesia? E le rispondo che in tutti i suoi dipinti c’è poesia, in molti non soltanto poesia. (Settembre – Casa rossa – Temporale – Sinfonia degli olivi – Poesia del mattino a S. Leonardo, ecc. ecc.) perché in essi il groviglio agevola siffattamente il risalto e il continuo alternarsi di luci e di ombre ha una tale intensità di colore che tutto il dipinto può dirsi un fremito cromatico ed una conquista spirituale.

Si aggiunga che quel tono grigio – argentino che in passato nobilitava le sue opere a mio giudizio è stato alquanto abbandonato con le sue stesse evanescenze, e che la sua pittura ha acquistato invece più intensa varietà, più luce lirica.

Auguri, dunque, di comprensione anche da parte dei Veronesi.


(Verona, 20 gennaio 1946)



 
 
 
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